Fuori dalle mura dei resort si nasconde tutta la bellezza e l’umanità di Boa Vista.
Qui ho incontrato la popolazione più gentile e accogliente del mondo.
Ecco il riassunto della prima mezza giornata:
- Siamo state accolte (letteralmente a braccia aperte) nel nostro B&B dal gestore e suo figlio di 3 anni. Abbiamo chiacchierato e ascoltato preziosi consigli.
- Abbiamo camminato per Sal Rei cercando “il negozietto con la scritta INTERNET” (consigliato dal proprietario del B&B) per acquistare la sim telefonica locale. Un ragazzo del posto (incontrato lungo la strada) ci ha accompagnate senza chiedere niente in cambio.
- Ci siamo ritrovate sedute al tavolino del “Cremositos” (punto di incontro per eccellenza) a gustare un buonissimo gelato in compagnia della nostra guida turistica locale, un uomo che fino a pochi minuti prima era un perfetto sconosciuto. Ci siamo dati appuntamento per definire l’itinerario del giorno seguente. Abbiamo chiacchierato condividendo stili di vita, viaggi, storie e punti di vista.
- A cena siamo capitate per caso in un tipico ristorantino capoverdiano a gestione famigliare (Cà Nixa). Eravamo le uniche persone europee. Abbiamo trascorso la serata con Nixa e la sua famiglia, chiacchierando e ascoltando “la morna” (musica tipica capoverdiana). Un signore suonava il “cavaquinho” (una specie di chitarra) e una donna intonava le parole. Non capivamo la traduzione, ma arrivava tutta la profondità e la delicatezza del brano. Successivamente ci hanno chiesto di cantare “l’italiano” di Toto Cutugno. Una serata memorabile, fatta di valori, scambi culturali, risate e tanta umanità. Alla fine ci hanno accompagnate al nostro B&B senza chiedere niente in cambio. Nonostante fossero pochi metri di distanza, hanno insistito perché le vie erano buie e non si fidavano a lasciarci andare da sole.

E poi mi chiedono perché viaggio…
Oltre i confini italiani dipingiamo spesso “lo straniero” come arretrato, sbrigativo e apatico, senza neanche conoscere le culture e la storia dei luoghi. Ogni volta là fuori incontro persone umane, gentili, umili e oneste, che mi ricordano che il mondo (a volte) è ancora un bel posto.
La cosa che mi stupisce sempre durante i viaggi, è che siamo tutti tremendamente uguali: più cerco le differenze e più mi saltano all’occhio le somiglianze. Per quanto siano diverse le culture, le tradizioni, le credenze, le preghiere, i governi; in ogni popolazione trovo stili di vita simili ai nostri.

Conoscere la storia di Capo Verde è fondamentale per comprendere la cultura locale. Il suo passato ruota attorno al commercio degli schiavi (che venivano deportati su queste isole per proseguire verso il Brasile), agli attacchi di pirateria, a lunghi periodi di siccità e alla colonizzazione portoghese. Oggi è una repubblica indipendente dal 1975.

La morna è la musica tradizionale. I testi parlano di nostalgia, amore, partenze, tristezza e sono spesso in lingua creola. Sono l’eco del passato, quando gli schiavi intonavano lamenti per sopperire alla sofferenza e ricongiungersi metaforicamente con la loro terra d’origine attraverso il ricordo.
A Boa Vista si balla la kizomba, un ballo di coppia legato alla festa e alla felicità. La musica è più allegra e ritmata.
La morabeza è il sentimento tipico della cultura capoverdiana. Si traduce nell’accoglienza, nell’inclinazione alla socializzazione, alla positività nei confronti della vita e al profondo legame con la propria terra e le proprie origini.
“No stress” è il mantra di Capo Verde.

Fortunatamente Boa Vista non è ancora stata distrutta dalla mano dell’uomo; le grandi strutture ricettive non sono molte e il paesaggio è prevalentemente naturale.
La popolazione capoverdiana è creola, ovvero un insieme di etnie e tradizioni provenienti dall’Africa continentale e dall’Europa. E’ la prova concreta che l’insieme delle diversità dà vita a comunità straordinarie.
Per vivere un’esperienza autentica basta viaggiare con gli occhi della curiosità, abbandonando il pregiudizio.
Boa Vista mi è arrivata dritta al cuore.
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