SOWETO: LA PIU’ GRANDE BARACCOPOLI DEL SUD AFRICA

Quando un noiosissimo scalo tecnico di 9 ore a Johannesburg diventa una delle parti più interessanti del viaggio.

Abbiamo visitato Soweto con Tsholo e Banele, due guide locali che lavorano per l’agenzia turistica “Stephenson Adventures”. Li abbiamo contattati il giorno prima, a seguito di qualche ricerca sul web e ci siamo incontrati direttamente in aeroporto. Abbiamo lasciato le valige al “deposito bagagli” del terminal e siamo saliti in macchina con loro, pronti per esplorare un po’ Johannesburg.

È stato come andare in giro con due amici; abbiamo ascoltato i loro racconti con grande interesse e osservanto gran parte di questa enorme città dai finestrini dell’auto.

Durante il lungo tragitto per raggiungere le tappe del nostro tour, ci siamo resi conto del traffico intenso del venerdì, un giorno che indica la fine della settimana lavorativa e che implica più spostamenti per il week end. La rete stradale è ben sviluppata e di tanto in tanto passavamo davanti a fabbriche, scuole, ospedali ecc… era una bella opportunità per dialogare e per scambiare informazioni sui reciproci modi di vivere.

Soweto significa South Western Township ed è la più estesa del Sud Africa. È un’area periferica di circa 200 chilometri quadrati.

Una parte oggi è stata riqualificata, trasformando la zona in un bel quartiere residenziale, ma volgendo lo sguardo dall’altra parte restano le baracche, dove molte persone cercano di darsi da fare per un futuro migliore.

L’origine di quest’area risale alla fine dell’800, quando molti minatori furono costretti a trasferirsi qui per le miniere d’oro. Se inizialmente le abitazioni erano modeste, con lo sviluppo dell’industria e il conseguente afflusso di persone, sorsero le prime baraccopoli. Iniziarono ad espandersi in maniera incontrollata con le leggi assurde dell’Apartheid, dove molti africani furono costretti a vivere nei sobborghi periferici, senza diritti né servizi. Questi insediamenti informali si espansero a tal punto da creare un unico agglomerato: Soweto.

Quest’area ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro il regime dell’Apartheid!

Le vecchie torri di raffreddamento di Orlando sono diventate un simbolo di Johannesburg e rappresentano per noi la prima tappa del tour. Un posto piacevole, dove lo stile “industrial” si fonde con la costruzione di un moderno centro sportivo, dove praticare alcune attività tra cui anche bungee jumping.

Dopo qualche chilometro in macchina abbiamo raggiunto Vilakazi Street, una strada ricca di importanza storica. Abbiamo percorso questa via a piedi: oggi risulta essere un bel luogo di aggregazione per le persone del posto. Qui sorge la casa di Nelson Mandela, visitabile internamente previo pagamento di un ticket alle casse.

Poco distante si trova il Memoriale Hector Pieterson, in ricordo delle vittime innoncenti che persero la vita durante le rivolte studentesche del 1976 contro le politiche segregazioniste dell’Apartheid. Una visita è d’obbligo per conoscere meglio la storia di questa parte di mondo, per non dimenticare e per guardare al futuro con maggior consapevolezza. Siamo usciti con gli occhi pieni di lacrime, ma il cuore colmo di umanità.

Con Tsholo e Banele abbiamo camminato tra le abitazioni informali della township, dove loro stessi vivono. Ogni “baracca” ospita massimo quattro persone e all’interno c’è solo un grande materasso con un tavolino in legno.

A Soweto esistono diversi livelli sociali: dalle zone totalmente riqualificate, a quelle dove lo Stato offre servizi pubblici, fino ad arrivare alle aree più povere dove il degrado raggiunge livelli devastanti. Dove vivono loro si ha la possibilità di usufruire di alcuni servizi gratuiti, come l’acqua pubblica, l’istruzione scolastica e i bagni chimici. Nella maggior parte della baraccopoli non c’è elettricità.

Loro si ritengono fortunati.

Abbiamo camminato per questo labirinto di viottoli con grande rispetto, incrociando gli sguardi dignitosi degli abitanti e sorridendo al saluto dei bambini.

Non sono persone “abituate a vivere così” (come dicono alcuni) o “eh ma là funziona così”. Là non funziona così, stupiamoci delle ingiustizie. Sono persone esattamente con le nostre stesse abitudini e con i nostri stessi desideri, che provano a darsi da fare per un futuro migliore.

Non dimentichiamoci mai della fortuna che abbiamo a vivere in Europa, viaggiare è anche questo!

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