COSA FARE A LA DIGUE

La Digue è minuscola, è grossa appena 10 km2 e il centro dell’isola, se così si può chiamare, è “La Passe”, nonché il porto. Sull’isola non c’è elettricità (le strutture turistiche hanno i generatori) e di conseguenza non ci sono né macchine, né illuminazione pubblica. Si respira aria pulita e soprattutto ci si disintossica dall’inquinamento e dallo smog. La si gira tutta in bicicletta e sembra di aver fatto un tuffo nel passato. Qui non c’è fretta, non c’è stress, e i ritmi sono dettati da madre natura. E’ un’isola fuori dal tempo!

L’unica cosa da fare qui è pedalare, pedalare e pedalare, alla scoperta di una spiaggetta sempre nuova. In cinque giorni abbiamo girato ovunque, esplorando ogni angolo. Esiste un’unica strada asfaltata, che ricopre perlopiù l’area nord-occidentale. Le zone meridionali sono un po’ più difficili da raggiungere. Percorrendo l’isola, noterete senz’altro la presenza di chioschetti lungo la strada, con appesi oggetti bizzarri: boe, conchiglie, bottiglie di plastica, gusci di cocco, fiori e altro ancora. Non sono riuscita a capire il loro significato, ma davano l’idea di una cultura hippie e selvaggia. Questi gazebo dall’aria stravagante, preparano ottimi frullati di frutta fresca e panini take-away. Tra i tanti vi segnaliamo “Simon”, sulla via, in direzione Grand Anse.

Alla domanda “quali sono le spiagge più belle di La Digue?” non riuscirei a dare una risposta, credo che vadano viste tutte.

Anse Union e Anse Réunion: siamo capitati qui il primo giorno, appena sbarcati sull’isola, abbiamo preso le bici e, senza programmare nulla, ci siamo diretti verso la prima spiaggia che incontravamo. Sono ampie baie di sabbia bianchissima, in cui fanno da sfondo le palme. Ad Anse Union potrete ammirare il tramonto, ma ad un certo punto il sole sparirà dietro Praslin in lontananza. Queste spiagge erano diventate, per noi, un’ottima base per concludere la giornata in totale relax.

Grand Anse, Petit Anse e Anse Cocos, a sud-est, sono soprannominate nel gergo le “tre baie”. La prima, Grand Anse, è facilmente raggiungibile grazie alla strada asfaltata che termina proprio lì. Qui il mare è sempre mosso e non è una spiaggia balneabile. Troverete solo un chioschetto di legno dove poter bere una bibita fresca. Grand Anse però è la base di partenza per raggiungere, a piedi, le altre due baie, Petit Anse e Anse Coco: dirigetevi a sinistra (avendo il mare di fronte), avventuratevi lungo il percorso battuto tra la vegetazione, continuate sul sentiero e ai due bivi tenete sempre la destra e così arriverete in dieci minuti a Petit Anse.

Nonostante avessi letto più volte il percorso da fare, siamo riusciti a perderci, sbagliando la direzione al primo bivio. Morale, ci siamo trovati a camminare su e giù in mezzo alla fitta vegetazione, senza ritrovare la via del ritorno. Saremo stati lì un’ora tra risate, dubbi e il tempo che scorreva veloce senza darci soluzioni. Perdersi è il metodo migliore per apprendere, trovare l’inaspettato e, se gestito senza panico, è la cosa più divertente del mondo!

Tornando a noi, Petit Anse è la classica spiaggia deserta, enorme e con il rumore delle onde che si infrangono sui massi imponenti. Il nostro obiettivo però era Anse Coco e per raggiungerla occorre un trekking più lungo, di circa 30 minuti. Non è così semplice capire qual’è il sentiero corretto, anzi sembra un labirinto. Ci siamo persi prima, figuriamoci adesso. Per fortuna abbiamo incontrato la comitiva “viaggi avventure nel mondo” che alloggiava nel nostro stesso albergo, ci siamo uniti a loro seguendo la guida locale e siamo finalmente arrivati ad Anse Coco. Qui non c’è nessuno, deserta, selvaggia, incontaminata e se la percorrete tutta, alla fine troverete una piscina naturale. Vista la fatica fatta per arrivare, siamo stati qui tutta la giornata.

Anse Patates è la più piccola e quella con il maggior numero di rocce. A noi è piaciuta perché è un po’ diversa dalle altre, anche se, per la prima volta, ad un certo orario, abbiamo fatto fatica a trovare posto. Continuando a pedalare, scendendo verso sud, dal versante orientale, troverete altre spiagge deserte, tra cui Anse Gaulette, Anse Grand Roche, Anse Banane e Anse Fourmis. Questa è la zona meno famosa e di conseguenza la meno battuta dal turismo. Ci ha dato la sensazione di essere i protagonisti su un’isola disabitata. La pedalata lungo il litorale è piacevole, la strada costeggia il mare e si respira quel senso di libertà con l’aria tra i capelli. Ad un certo punto però il percorso finisce, si interrompe bruscamente lasciando spazio alla scogliera. Da qui, in teoria, seguendo un percorso tra le rocce, si dovrebbe raggiungere Anse Caiman: abbiamo tentato, ma non siamo riusciti, ci siamo arrampicati per più di mezz’ora in mezzo agli scogli, ma non vedendola neanche in lontananza siamo tornati indietro.

Infine, La Digue ospita una delle spiagge più belle al mondo: Anse Source D’Argent. Si trova all’interno dell’Union Estate Park. Il costo dell’ingresso è di 5 euro a persona e il terzo giorno si entra gratis. Ogni commento a riguardo sarebbe superfluo e riduttivo, Anse Source D’Argent va vista e basta! La maggior parte delle fotografie che ritraggono l’arcipelago seicellese, esposte sui giornali, sono state scattate qui. Questa spiaggia racchiude l’idea delle Seychelles che tutti sogniamo: distesa di acqua cristallina, sabbia bianca finissima, massi imponenti dislocati qua e là e palme che si evolvono sul mare. Qui abbiamo conosciuto il ragazzo del bar “Copa Cabana” che ci ha insegnato la tecnica corretta per aprire le noci di cocco. Immaginate che risate si è fatto quando ci ha visti aprirne una con il coltellino svizzero!! Oltre alla splendida spiaggia, l’Union Estate Park ospita un recinto con le tartarughe giganti, un cimitero e una fattoria con buoi e piantagioni di banane. Abbiamo notato che costruiscono le aiuole con i gusci delle noci di cocco…w il riciclo!

Se siete appassionati di botanica, andate al “Veuve Reserve”, un parco con ingresso libero, che ospita una moltitudine di specie endemiche, tra cui i Takamaka. Noi ci siamo recati qui per vedere i pipistrelli giganti delle Seychelles e ce n’erano un’infinità.

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