DA MARRAKECH A MERZOUGA, SEI GIORNI IN MAROCCO (NEL MESE DI GENNAIO)

Uno dei pochi viaggi che si è concluso con la promessa di tornare, con il desiderio di percorrere altri itinerari e la curiosità di visitare luoghi differenti.

È un paese che custodisce una gran varietà di panorami e, se si riesce ad andare oltre l’oggettiva bellezza, offre numerose occasioni di incontro con culture, usanze e punti di vista differenti.

È un viaggio che sa emozionare, nonostante la forte invadenza del turismo di massa!

La bellezza è anche nella popolazione locale: persone accoglienti e aperte nei confronti del viaggiatore.

L’ORGANIZZAZIONE DEL NOSTRO VIAGGIO

La nostra esperienza inizia all’aeroporto di Milano Malpensa, dove con un volo Easyjet di circa tre ore, atterriamo a Marrakech nel tardo pomeriggio.

Due cose da fare prima di lasciare l’aeroporto di Marrakech:

  • acquistare una sim locale. Il costo è di circa 10 euro per 5 giga di internet;
  • scambiare denaro presso gli uffici di cambio autorizzati. La moneta locale è il “dirham marocchino”. In alternativa è presente uno sportello nella Piazza principale Jamaa El Fna.

Per quanto riguarda la scelta dell’alloggio, siamo andati “controcorrente” rispetto alla stragrande maggioranza dei viaggiatori.

Abbiamo optato per un Hotel (situato fuori dalla Medina) e non per un tipico riad. Il motivo della scelta ricade sulla comodità degli spostamenti e sul risparmio economico.

Abbiamo scelto l’Hotel Racine, ubicato nel quartiere Gueliz, la zona nuova della città.

Alloggiare in un riad nella Medina sarebbe stata un’esperienza altrettanto interessante, ma bisogna tenere presente che le macchine non possono circolare e i riad si raggiungono quasi tutti a piedi (in tal caso la scelta migliore sarebbe stata quella di soggiornare nei pressi di Piazza Jamaa El Fna).

Condividiamo il nostro itinerario di sei giorni, sperando possa essere uno spunto per l’organizzazione del vostro viaggio in Marocco.

Giorno 1 – arrivo nel tardo pomeriggio, serata trascorsa nel quartiere Gueliz;

Giorno 2 – intera giornata dedicata alla scoperta di Marrakech;

Giorno 3 – 4 – 5 – abbiamo preso parte ad un tour di tre giorni, tra Marrakech e Merzouga, con pernottamento nell’Erg Chebbi;

Giorno 6 – intera giornata dedicata alla visita di Marrakech;

Giorno 7 – mattinata trascorsa a Marrakech e rientro in Italia nel tardo pomeriggio.

Sarebbe stato possibile sostituire una giornata alla scoperta di Essaouira, ma crediamo che i luoghi vadano vissuti, e non soltanto visti, quindi abbiamo preferito approfondire la visita di Marrakech.

Per l’organizzazione del viaggio abbiamo utilizzato i seguenti siti internet:

Booking.com

GetYourGuide.it

Coverwise.it (per l’assicurazione sanitaria).

DUE GIORNI E MEZZO A MARRAKECH: COSA FARE E COSA VEDERE

È una città dal fascino mediorientale, dove ci si trova a passeggiare per vie strettissime, tra una miriade di “barber shop”, “pharmacies traditionnelles” ed economici “hammam”, accompagnati dal canto del muezzin, che ad orari fissi, richiama i fedeli alla preghiera.

Due giorni e mezzo sono sufficienti per visitare il cuore pulsante di Marrakech. Tutto ruota intorno alla Medina, ovvero la città vecchia, dove si trovano la maggior parte dei punti d’interesse.

Mi è rimasta impressa la luce che illumina questa città: pazzesca, bellissima, capace di dare risalto ad ogni cosa. I fasci luminosi tra gli ombreggianti dei souk, i riflessi e le sagome dei soggetti, i colori infuocati della “golden hour” e le ombre geometriche che si creano tra i colori dell’architettura moresca… sono rimasta ammaliata da tutto questo.

Marrakech è estremamente turistica, e se da un lato è fondamentale per la crescita economica del paese, dall’altro i segni del turismo non-sostenibile e impattante sono fin troppo evidenti.

Ne è prova lo squallido “teatrino” dei cosiddetti “incantatori di serpenti”, o delle scimmie al guinzaglio, esposti per il solo capriccio turistico di scattare una foto con questi animali. Tutto questo non significa viaggiare, questo tipo di turismo è distruttivo, non c’è alcuna bellezza nella finzione e nella libertà rubata.

Detto ciò, Marrakech ha davvero tanto da offrire ad un viaggiatore; è una città splendida, che merita di essere vista e vissuta, ma con consapevolezza e con rispetto per la cultura locale.

COSA VEDERE A MARRAKECH?

Piazza Jamaa El Fna, l’icona della città. Durante il giorno assume le caratteristiche di una piazza qualunque, le sue dimensioni sono considerevoli e a farle da cornice sono i bar e i ristoranti con le tipiche terrazze. Al calare del sole però tutto si trasforma: i flussi di persone riempiono il vuoto della piazza e spuntano numerosissimi chioschi con street food e arance. Ma non solo: arrivano artisti di strada, ballerini, venditori ambulanti, personaggi vestiti da Topolino, da Spongebob… in poco tempo ci si ritrova catapultati nella confusione, nella stravaganza e nel divertimento. È affascinante la vista dalle terrazze, dove è ben visibile la bizzarra trasformazione, i colori infuocati del tramonto e la sua identità “notturna”. E’ consigliata la terrazza del bar “Gran Balcon du Café Glacier”.

Moschea della Koutoubia, che con il suo minareto, domina l’intera città. L’ingresso è consentito solo ai fedeli;

Palazzo El Bahia, un capolavoro dell’architettura marocchina (ingresso a pagamento);

Palazzo El Badi, i resti ben conservati di un’antico palazzo del 16 secolo (ingresso a pagamento);

Madrasa di Ben Youssef, un’antica scuola coranica dov’è ben visibile l’architettura araba (ingresso a pagamento);

Maison de la Photographie, una bellissima sosta per ammirare l’arte della composizione fotografica e per rivivere la città di molti anni fa (ingresso a pagamento);

Le Jardín Majorelle, dove la sua bellezza e il suo mix di colori giallo e blu, fanno di questo luogo una meta imperdibile (ingresso a pagamento);

Bab Agnaou, una delle tante porte di ingresso alla città. Un tempo il colore blu risaltava, oggi i segni del tempo l’hanno sbiadito;

I Souk, un vero labirinto di negozi e bancarelle di ogni tipo.

Ecco cosa abbiamo fatto la maggior parte del tempo a Marrakech: abbiamo camminato per i souk. Qui non c’è più logica, né criterio; si continua a vagare, spinti dalla curiosità e dalla tentazione di comprare qualsiasi cosa. Perdersi tra i souk credo sia la cosa più bella che un viaggiatore possa fare. Ogni zona ha la sua peculiarità: c’è il souk dei tintori, quello dei fabbri, c’è chi lavora il cuoio per fare babbucce, calzature e cinture, c’è il souk delle spezie, quello dei tappeti e quello delle ceramiche. Ce ne sono molti altri, ma sul posto non è così semplice differenziarli, e mentre si cammina tra centinaia di lanterne, un attimo dopo ci si ritrova tra i colori sgargianti delle babbucce. Man mano che ci si addentra tra il groviglio di vie, il flusso dei turisti cala, la merce è più autentica e si osservano gli artigiani al lavoro. È interessante comprenderne la tecnica e il processo di lavorazione degli oggetti.

Ci sarebbe piaciuto visitare anche le tombe dei Saaditi e il quartiere ebraico, il tempo a disposizione l’avrebbe permesso, ma a causa del fatidico “virus del viaggiatore” purtroppo abbiamo dovuto rinunciare.

Se si desidera approfondire la conoscenza dei luoghi, ascoltare nozioni di storia o avvicinarsi maggiormente alla cultura marocchina, conviene affidarsi ad una guida locale. Noi consigliamo questo tour di circa tre ore https://www.getyourguide.it/marrakech-l208/tour-tra-i-giardini-e-i-monumenti-di-marrakech-t54598/.

La cucina locale non ci ha entusiasmati. Abbiamo gustato buonissimi piatti locali, ma ci aspettavamo un maggior numero di pietanze e i sapori più speziati. Cenare in uno dei tanti street food di Piazza Jamaa El Fna è una delle esperienze da non perdere. Vietato andare in Marocco e non assaggiare il tè alla menta, viene chiamato anche “whisky marocchino” e ve lo offriranno ovunque.

COME SPOSTARSI A MARRAKECH?

Noi abbiamo utilizzato i taxi, sempre presenti nei pressi della piazza principale; i prezzi sono davvero comptetitivi. Contrattate!

Marrakech è una città sicura e la si gira tranquillamente in autonomia. L’unico “pericolo” è rappresentato dal traffico: spesso è congestionato e i motorini sfrecciano a tutta velocità, occorre dunque prestare molta attenzione quando si attraversa la strada.

ERG CHEBBI, IL NOSTRO TOUR DI TRE GIORNI

Ci sono viaggi dove organizzare tutto in autonomia è la scelta più bella e più saggia che si possa fare, altri invece dove la presenza di una guida risulta essere l’opzione migliore (almeno per noi).

Non per forza significa fare la classica “turistata”, ma l’ausilio di una guida può rivelarsi efficace per entrare in contatto in maniera responsabile con la cultura locale.

C’è modo e modo per farlo.

Stavolta abbiamo accantonato la voglia del self-drive e ci siamo appoggiati ad “Ando Travel Ltd”, un’agenzia locale. Abbiamo prenotato il tour tramite il sito GetYourGuide.it .

È stata la scelta migliore che potessimo fare.

Ci siamo spostati di giorno in giorno, a bordo di un pullmino a 17 posti, percorrendo più di 1100Km. Houssein, il driver, ha saputo tenere alto l’interesse e la curiosità, mostrandoci la bellezza del suo paese. Il tour è stato condiviso con altri viaggiatori, provenienti da diversi paesi.

Abbiamo percorso la rotta carovaniera dei nomadi Amazigh (berberi), che un tempo si spostavano tra Marrakech e il Deserto del Sahara. Attraversati i monti Atlas, siamo arrivati a Ouarzazate (Ait-Ben-Haiddu) e da lì ci siamo fermati alle Gole di Dades per il pernottamento (Hôtel la Kasbah de Dades Ex Chems). Il giorno seguente abbiamo raggiunto le Gole di Todra, passando per il villaggio berbero Tinghir. Dopo circa due giorni di viaggio siamo arrivati all’Erg Chebbi, dove abbiamo trascorso la notte in tenda (Auberge Sahara Desert Camp). Infine, abbiamo ripercorso la strada al contrario, in direzione Marrakech, facendo tappa a Erfoud, il villaggio dei datteri e a Kelaat M’Gouna, nota come la Valle delle Rose.

È stato un viaggio nel viaggio! Non dimenticherò mai gli sguardi delle persone, il saluto dei bambini dal vetro del pullman, le strade polverose e i villaggi berberi, le donne con il velo e i ragazzini che giocano per strada, le espressioni profonde e i sorrisi di chi ci ha sempre accolto nella loro terra. Non mi stancherò mai di riempire gli occhi di questa bellezza, una bellezza che io chiamo umanità.

Il passo Tizi n’Tichka, sulla catena montuosa dell’Alto Atlante, è un luogo suggestivo, con una vista mozzafiato e strade che si inerpicano sui monti a zig-zag.

Ait-Ben-Haddou è uno ksar, ovvero un villaggio fortificato, dove all’interno sorgono vecchie abitazioni. Oggi è diventato patrimonio Unesco ed è ovviamente uno dei principali siti turistici del Marocco. E’ stato teatro di numerosi film, tra cui “Il Gladiatore” e “La Mummia“. Ait-Ben-Haddou si trova in un’oasi di datteri, spicca il colore rosso dell’argilla e il verde delle palme, sembra un meraviglioso castello di sabbia. La visita dura poco meno di due ore e si trovano moltissimi negozi di souvenir, che a mio avviso “rovinano” un po’ il contesto.

Tinghir è una bellissima oasi vicino alle Gole di Todra. Qui abbiamo incontrato una guida locale, che oltre a condurci tra le stradine del villaggio, ci ha fornito moltissime informazioni riguardo la cultura Amazigh.

Infatti in Marocco non tutta la popolazione è araba, anzi, i territori del sud sono abitanti dai popoli amazigh, ovvero berberi. Un tempo erano nomadi, oggi quasi tutti sedentari, per permettere ai bambini un’educazione scolastica continuativa. Di solito le famiglie sono molto numerose e possono raggiungere anche i 45 membri. L’alfabeto amazigh è composto da simboli propri. La loro cultura si basa sulla libertà e sul rispetto per la natura e per ogni essere umano.

E come ogni volta il viaggio mi meraviglia, mi seduce e mi insegna qualcosa. Non posso fare altro che apprendere e “portare a casa” qualche aspetto di questa cultura, così umile e così genuina.

Oggi il termine “berbero” viene comunemente utilizzato, ma è dispregiativo, poiché venne utilizzato dai colonizzatori per indicare la parola “barbaro”. Per questo motivo utilizzo più volentieri il termine “amazigh”.

L’Erg Chebbi è una zona desertica formata da dune di sabbia del vicinissimo Sahara. Si trova vicino a Merzouga, l’ultima cittadina, sulla strada che lentamente lascia il posto al deserto.

Nell’Erg Chebbi spicca immediatamente la vastità, il colore rossastro delle dune, la texture ondeggiante della sabbia incontaminata e le righe sinuse formate dalle ombre.

È un luogo attraente, quanto turistico e stra-frequentato; tanto che, è abbastanza difficile godere del silenzio e della pace che questo posto potrebbe offrire. C’è il rumore dei quad, la musica altissima dei fuoristrada, comitive di persone che urlano e moltissime carovane di cammelli che fanno da spola verso i numerosi campi tendati dislocati nell’area.

Abbiamo potuto godere di una vista spettacolare, all’alba e al tramonto, passeggiando sul dorso dei dromedari. Nonostante l’esperienza sia stata di nostro gradimento, avremmo preferito utilizzare un fuoristrada: crediamo possa essere più divertente e soprattutto possa permettere di raggiungere anche le dune più lontane, abbandonando così i tragitti più frequentati.

Trascorrere la notte nell’Erg Chebbi è stata un’esperienza emozionante, dove nonostante il freddo, abbiamo poturo godere di un bellissimo cielo stellato, delle dune illuminate dalla luna e di una bellissima serata in compagnia a suon di tamburi e ritmi ancestrali.

IL CLIMA A GENNAIO

C’è freddo.

Ci siamo fatti ingannare anche noi dai 23/24 gradi che stimano le previsioni del meteo, ignorando totalmente le minime.

Forse spinti dalla nostra perenne voglia di caldo.

Il cielo è sempre azzurrissimo, ma i raggi del sole iniziano a scaldare verso mezzogiorno; ne consegue che al mattino e alla sera le temperature scendono notevolmente. Per non parlare del deserto, dove alla notte l’escursione termica porta i gradi a toccare lo zero.

Dunque vestirsi a strati è sempre la soluzione migliore.

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