FORMENTERA 2022: GLI EFFETTI EGOISTICI DEL TURISMO DI MASSA

Non amo molto tornare nei luoghi dove sono già stata, adoro scoprire posti nuovi, profumi diversi, esperienze e culture sconosciute.

Stavolta però ho fatto un’eccezione e l’ho fatta ben volentieri.

La scelta di questo viaggio a Formentera non ricade tanto sul luogo in sè, ma nella sua condivisione.

Negli anni ho imparato che viaggiare non è solo riempirsi gli occhi di meraviglia, ma è anche condividere e questa volta l’ho fatto con tutta la mia famiglia e soprattutto con la mia nonna di 83 anni, facendole provare per la prima volta l’ebrezza del viaggio internazionale.

Per me è stata un’esperienza nuova, dove ha prevalso la compagnia rispetto alla mia sete di scoprire e documentare.

Ho vissuto il viaggio in una maniera completamente diversa dalla quale sono abituata.

Abbiamo scelto Formentera perché è un’isola piccola e facile da girare, richiede poche ore di volo e soprattutto conoscevo già i suoi ritmi e i suoi segreti, in modo da poterli trasmettere a chi ancora non la conosceva.

Tornare qui dopo sei anni mi ha fatta riflettere moltissimo.

Da un lato non è stato altro che la conferma della sua totale bellezza, dall’altro invece, ho avuto modo di vedere gli effetti devastanti del turismo di massa.

In così pochi anni sono state completamente distrutte le ultime tracce della sua cultura hippie. Per fortuna questo stile risuona ancora nell’aria, anche se molto timidamente. Chissà per quanto tempo ancora…

Aimè, Formentera è stata completamente annullata, estirpata dalla propria connotazione e rubata agli isolani, a causa di un turismo tutt’altro che consapevole.

L’avevo lasciata nel 2016 con la speranza che i pochissimi luoghi ancora intatti rimanessero tali, ma purtroppo la mano dell’uomo è arrivata prepotente, cancellando ogni traccia del suo passato.

Mi si è stretto il cuore a percorrere Es Trucadors senza nemmeno vedere una scultura Hippie, era quello che lo rendeva caratteristico; oppure ritrovare la scritta colorata “The Hippie Market” sostituita da una targhetta formale che indicava semplicemente il mercatino settimanale. Erano “piccole” cose che davano identità all’isola.

Sicuramente ho vissuto questo viaggio con la felicità nel vedere la meraviglia negli occhi di chi era con me, ma d’altro canto l’ho vissuto con un po’ di tristezza (e anche di rabbia), nel vedere morire lentamente la vera essenza dell’isola.

Formentera aveva rapito il mio cuore per la sua anima “selvaggia” e così naturale, per i suoi ritmi lenti e la sua semplicità, per gli sguardi profondi dei local, per i suoi tramonti silenziosi e per i suoi angoli fatti apposta per i sognatori.

Adesso non è più così, il lusso e l’esibizionismo hanno preso il totale sopravvento, facendola diventare asettica e spersonalizzata.

E’ stata distrutta per il capriccio di chi non sa apprezzare il mondo e per l’egoismo di chi si crede superiore.

L’unico angolo dove ancora sono riuscita a respirare la semplicità dell’isola è Es Cap de Barbaria, il mio posto del cuore.

Non è mio intento screditare La Isla, anzi, è davvero un gioiello del Mediterraneo e nessun aggettivo dispregiativo potrà mai descriverla; ma avendola vissuta qualche anno prima, non ho potuto ignorare queste importanti differenze.

Non sono contro la “movida”, anzi, anche questo la caratterizza, ma credo che non si debba cancellare ogni sua connotazione del passato, diventando solo e soltanto una meta da vetrina.

Durante questo viaggio però ho notato anche i cambiamenti positivi che sono stati fatti nel tempo; uno fra tutti è la lotta alla plastica.

A Formentera stanno cercando di eliminare definitivamente la plastica dall’isola, tanto che una sera abbiamo acquistato l’acqua in lattina con tanto di bicchieri di carta biodegradabili.

Una bellissima iniziativa che conferma il loro impegno per la salvaguardia dell’ambiente.

Formentera va vissuta andando oltre l’apparenza, ascoltando il rumore del mare!

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