Un safari è sapersi fermare a guardare gli animali. È spiarli da lontano. È aspettare e lasciare che siano loro a decidere se regalarti un incontro.
In Botswana ci sono animali ovunque.
Non serve necessariamente entrare in un parco nazionale per vederli: lungo le strade nazionali abbiamo incontrato zebre, giraffe ed elefanti, anche semplicemente percorrendo la statale. A Kasane abbiamo visto un facocero passeggiare tranquillamente tra le bancarelle, con la presenza delle persone.

Ma vivere un’esperienza immersiva è un’altra cosa; è sentire il ruggito del leone di notte, è sedersi attorno al fuoco sotto un cielo stellato, è vedere il sole sorgere dalla savana.
Progettare questa parte di viaggio non è stato semplice.
Il Chobe National Park è immenso e comprende aree diverse tra loro. Proseguendo verso sud-ovest, il territorio si collega all’area della Moremi Game Reserve, avvicinandosi progressivamente al Delta dell’Okavango.
COME SI ENTRA NEI PARCHI?
L’accesso avviene attraverso i Gate (ce ne sono diversi).

Abbiamo dormito in alloggi esterni ai parchi e ogni giorno entravamo dal Gate più vicino, continuando il nostro itinerario.
Consiglio: se è possibile, scegliete alloggi all’interno dei parchi, altrimenti optate per strutture il più possibile vicino ad un ingresso.
Nel mese di luglio (stagione secca) i Gate aprono alle ore 6:30 am e chiudono alle ore 06:00 pm; al di fuori di questa fascia oraria non si può transitare autonomamente all’interno dei parchi.
Un Gate non è soltanto una porta di accesso, ma è la sede per registrarsi, comunicare il proprio itinerario e pagare la tassa d’ingresso al parco (circa 20€ al giorno, a persona). Questa procedura è importante non solo per la gestione e la tutela delle aree naturali, ma anche per la sicurezza dei visitatori.
LE TAPPE DEL NOSTRO SAFARI
1. CHOBE RIVERFRONT – pernottamento a Kasane.
Ingresso al Sedudu Gate.
Abbiamo dedicato la mattina al self drive e nel pomeriggio abbiamo partecipato ad una crociera sul fiume Chobe, della durata di 3 ore (prenotata tramite il sito GetYourGuide). Quest’ultima è stata una delle esperienze più belle di tutto il viaggio, perché abbiamo osservato gli animali da un’altra prospettiva: elefanti che attraversano il fiume, ippopotami, coccodrilli, bufali e tantissimi uccelli.
Il Riverfront è probabilmente l’area più frequentata e anche una delle più semplici da affrontare in self drive.

2. SAVUTI – pernottamento a Kachikau
Ingresso al Ghoha Gate.
Il secondo giorno lo abbiamo dedicato all’area del Savuti, particolarmente conosciuta per la presenza dei grandi felini.
Occorre arrivare all’alba, perché le prime ore del mattino sono quelle in cui i predatori sono maggiormente attivi. Qui sarebbe ideale alloggiare all’interno dell’area.
Siamo partiti da Kachikau alle 5:30 am, ma siamo comunque arrivati troppo tardi e non siamo riusciti ad avvistare nessun felino.

3. MABABE – pernottamento a Mababe
Ingresso al Mababe Gate.
Abbiamo proseguito verso Mababe, dove abbiamo pernottato in una delle pochissime strutture presente in zona (Mababe River Lodge).
Essendo ubicata nel bel mezzo del nulla, ci ha permesso di vivere il tramonto e la notte completamente immersi nella savana. Un’emozione unica. La savana di notte è un’altra cosa.

4. MOREMI GAME RESERVE – pernottamento a Khwai
Ingresso al North Gate (e uscita al South Gate).
Nei pressi del North Gate abbiamo fatto tantissimi avvistamenti.
Avevamo in programma di raggiungere anche l’area di Xakanaxa e Third Bridge, ma le condizioni delle piste non ce lo hanno permesso; alcuni tratti erano completamente allagati.

Abbiamo attraversato il Chobe National Park e la Moremi Game Reserve completamente in self drive, partendo da Kasane e arrivando a Maun. È un’esperienza che consigliamo a chi ama davvero i safari e a chi ha una buona esperienza con la guida in fuoristrada.
CONDIZIONE DELLE PISTE
Nel Chobe le piste sono prevalentemente sabbiose e il rischio di rimanere “insabbiati” è concreto (oppure di rimanere con il fondo dell’auto appoggiato sui profondi solchi lasciati dalle altre vetture).

Nel Moremi invece il problema principale è l’acqua, alcuni tratti sono impraticabili perché completamente allagati.

È consigliato viaggiare in gruppo, con più veicoli, in modo da aiutarsi reciprocamente se si rimane “impantanati” nel terreno.
Durante il nostro itinerario abbiamo trovato diverse auto e in generale non eravamo mai completamente soli. Ma in alcuni tratti possono comunque passare ore senza incontrare nessuno.
Per quanto riguarda il tipo di macchina e il suo equipaggiamento, abbiamo dedicato un articolo a riguardo, clicca QUI per leggerlo.
AVVISTAMENTI E TIPOLOGIA DEI PARCHI
Rispetto ad altri parchi africani, come il Kruger National Park o l’Etosha National Park, il Chobe è decisamente più selvaggio. Spesso si è completamente soli ad osservare gli animali e questo dà un senso di totale libertà.
Ma ha anche un rovescio della medaglia: l’avvistamento può essere meno frequente. Si trascorrono ore (o giorni) nel bush, con la vegetazione alta che limita la visuale.
Gli animali che abbiamo incontrato più spesso sono gli elefanti.
Il Botswana ospita una delle popolazioni di elefanti più numerose dell’Africa e secondo le stime più recenti, nel Paese vivono oltre 130.000 elefanti.

Abbiamo avvistato anche giraffe, zebre, gnu, bufali, leoni, ippopotami, coccodrilli, facoceri, iene, sciacalli, condor e tantissime altre specie di uccelli.
Purtroppo non siamo riusciti ad avvistare il ghepardo e il leopardo.

Le aree di sosta sono rarissime e non ci sono strutture turistiche disseminate lungo i tragitti. Per i pasti occorre organizzarsi in anticipo e fare scorte sufficienti di cibi a lunga conservazione e molti litri d’acqua. Per i pranzi abbiamo sempre consumato i cibi in macchina, mentre la cena era compresa all’interno dei nostri alloggi.
Negli anni ci siamo appassionati di safari africani e tra quelli che abbiamo fatto, questo è stato sicuramente il più selvaggio e allo stesso tempo il più impegnativo.
Un Safari self drive in Botswana vale la pena non per quanti animali riuscirai a segnare sulla lista, ma per quello che riuscirai a provare quando avrai la sensazione di essere completamente immerso nella savana.
COS’E PER NOI UN SAFARI?
Non significa seguire gli animali o cercare di arrivare il più vicino possibile. Significa fermarsi. Spegnere il motore. Rimanere in silenzio. E aspettare. A volte per pochi minuti, altre volte per ore.
È osservare un branco da lontano e aspettare che sia l’animale a decidere cosa fare.

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Trovate tutto il racconto del nostro viaggio nelle storie in evidenza su Instagram @ilmondodimarika
